INSTAGRAMMABILE o NON INSTAGRAMMABILE…
Questo è il problema…
Sono stato tra i primi direi a sostenere l’instagrammabilità dei locali non solo come una tendenza crescente, ma proprio come una possibilità di progettazione,
nel senso che progettare locali “instagrammabili” in modo “consapevole”, oltre a rappresentare un vantaggio in termini di comunicazione in quanto “fotogenici”. (come si diceva prima di instagram)
è anche un potente strumento di marketing per rafforzare il proprio posizionamento
Negli ultimi 6-7 anni ho progettato diversi locali “instagrammabili”
immaginando cioè già dalle prime idee, un design che risultasse accattivante, fotogenico, attrattivo dal punto di vista dell’immagine e quindi in grado di attirare l’attenzione del pubblico.
Infatti
Un locale “instagrammabile” è un locale pensato per risultare bene in foto
E questo rappresenta proprio il suo requisito fondamentale per riuscire a catturare l’attenzione di un pubblico che “scorre” i contenuti dei social sempre più velocemente e dedica pochi secondi di attenzione a ciò che vede
Ma proprio questo è il punto
Un locale in realtà è uno spazio fisico, pensato per contenere delle persone e farle interagire, emozionare, vivere una esperienza
E non sempre questa cosa è scontato che succeda…
Infatti “progettare un locale” significa anche se non soprattutto creare un ambiente in cui le persone vivano una esperienza
auspicabilmente positiva, in modo che ne siano soddisfatti e abbiano voglia di ripeterla e di ritornare nel locale
In altre parole si potrebbe e dire che progettare un locale significhi
“fare sentire a proprio agio le persone” che lo frequenteranno
Bene
Anche questa è una cosa che cerco di fare ogni volta che progetto un locale
Di pensarlo “dal punto di vista del pubblico”
Infatti una cosa che dico sempre è
“Il locale deve piacere al pubblico” a cui è destinato
Tuttavia riflettendo su questi approcci mi è venuto da domandarmi una cosa:
in un locale instagrammabile
le persone sono anche a proprio agio?
Ovvero
In questi anni ho visto alcuni progetti molto belli, sicuramente molto scenografici e fotogenici e di conseguenza instagrammabili
Ma una volta entrati “fisicamente” nel locale, avere una sensazione non propriamente confortevole;
a volte di leggero spaesamento, a volte di vero e proprio disagio.
Magari per luci troppo artificiali, o per materiali forme e colori molto contrastati, grafici, pensati appunto per risaltare in foto, ma che dal vero risultano molto aggressivi
Come a dire “bello ma non ci vivrei starei”
Il che mi ha portato a rivedere un po’ il concetto di instagrammabilità
Ovvero
Diciamo che da un lato mettiamo “l’instagrammabilità” e dall’altro il “sentirsi a proprio agio”
Detta così sembra che voglia considerare questi due aspetti come opposti e inconciliabili
Ma non è cosi
Semplicemente vanno equilibrati ma sempre a seconda del tipo di locale che vogliamo realizzare
Ad esempio un locale di piccole dimensioni, con un format magari verticale, destinato ad un pubblico giovane, ha sicuramente nella instagrammabilità una potente arma per farsi riconoscere, per coinvolgere il proprio pubblico,
Viceversa un locale con una offerta un po’ più tradizionale, dove il pubblico possa sostare più a lungo e passarci una serata e quindi (magari) spenderci più soldi, dovrebbe mediare un po’ di più desiderio di risultare instagrammabile con la capacità di mettere a proprio agio i clienti
In alcuni casi mi sono accorto di come essere a mio agio significasse anche non sentire per nulla l’esigenza di scattare una foto e pubblicarla su internet!
In definitiva
La morale è sempre la stessa
Il design di un locale deve aiutare a comunicare il suo posizionamento e la sua identità
Per farlo può utilizzare sia un linguaggio forte, e instagrammabile
Così come a volte può invece privilegiare toni e atmosfere più rarefatte, meno appariscenti
Ma magari più calde e accoglienti se vissute dal vivo passandoci del tempo
ad esempio vi cito un locale che ho progettato senza pensare alla sua instagrammabilità ma concentrandomi fortemente sul piacere di passarci una sera a cena
El Carnicero in via Spartaco a Milano è il luogo dove mi sento completamente a mio agio

viceversa Casa El Carnicero (ex The Fisher)
potrei dire che invece è stato completamente pensato per essere instagrammabile

eppure ci si sta comunque a proprio agio dai…
Ditemi cosa ne pensate…
“Complicare è facile, semplificare è difficile”
Al tempo di Instagram potremmo dire che attirare l’attenzione, con colori vivaci, forme audaci, accostamenti chiassosi è “facile”, è al contrario più difficile “scegliere”, scegliere pochi ed efficaci dettagli che colpiscano diretti nel segno; pochi dettagli che si facciano notare con dicrezione, che ti facciano venir voglia di scattare una foto e poi … ti lascino godere la serata in compagnia, ed a fine serata ti facciano desiderare di tornare perché se la foto scattata è davvero bella, è nulla in confronto all’atmosfera che respiri all’interno del locale!
Sintetizzando, sono d’accordo “equilibrio” deve essere la parola d’ordine.
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